IL CRETTO È CASA MIA
Quando un monumento diventa casa
Un progetto fotografico partecipativo degli abitanti della vecchia Gibellina nei luoghi delle loro case, oggi custoditi dal Grande Cretto di Alberto Burri.
Gibellina prima del terremoto
Fino al 15 gennaio 1968 Gibellina era un paese della Sicilia occidentale di circa 6.000 abitanti. Le sue case si arrampicavano lungo i pendii delle colline, tra piazze, viuzze, scalinate e luoghi di incontro che da secoli custodivano la vita della comunità.
Peppe“A Gibellina c’erano i dolci di cannella, il gesso che brillava come i diamanti, la paglia nell’aia per le fornaci e una vasca di alabastro dove andavano a bere gli uccellini.”
Il terremoto
Tra il 14 e il 15 gennaio 1968 una violenta sequenza sismica colpisce la Valle del Belice.
A Gibellina perdono la vita 99 persone. I sopravvissuti abbandonano le proprie case senza sapere che non vi faranno mai più ritorno.
Peppe“Alla prima scossa del terremoto ero dal barbiere e mi stavo tagliando i capelli. Il rumore ce l’ho ancora nelle orecchie e non l’ho dimenticato. Un suono stridulo come una montagna di mattoni che cade. Un suono acuto dal centro della Terra.”
Tommaso“Nessuno quando è uscito di casa ha pensato ‘qui non torno più’. Non abbiamo salvato niente, solo due piatti. Siamo usciti di casa e pensavamo di tornare subito dopo.”
Vita tra le rovine
La nuova città sarebbe stata ricostruita altrove, a circa diciotto chilometri di distanza.
Per circa 15 anni la comunità vive nelle baraccopoli. Le rovine continuano a essere parte della vita quotidiana degli abitanti.
Dal 1983 la forza simbolica delle rovine si offre come teatro per la comunità che vive ormai nella nuova Gibellina e si ritrova così tra le strade del paese distrutto.
Franca“È stato un vortice e siamo caduti, ma ci siamo rialzati più forti di prima. Presto è arrivata l’allegria perché non si pensava più al terremoto, ma ai bisogni della gente. Quando si pensa agli altri passa la tristezza.”
Il Grande Cretto
Sulle rovine della vecchia Gibellina l’artista Alberto Burri realizza il Grande Cretto.
L'opera viene donata dall'artista alla città. Per renderla possibile, i cittadini cedono a Burri ciò che resta delle loro case e del loro paese.
Con il Grande Cretto, le rovine assumono una nuova forma.
Rosalia“Del Cretto mi piace il bianco perché è un colore bellissimo. È il colore del gelsomino. Non siamo paurosi noi.”
Il progetto
Nato nel 2023, il progetto partecipativo Il Cretto è casa mia si propone di costruire nel tempo un archivio fotografico degli abitanti della vecchia Gibellina.
I ritratti
Ogni ritratto nasce da un ritorno.
Ogni scatto realizzato con la sensibilità e l’esperienza di Giuseppe Ippolito contribuisce alla costruzione di una mappa di memorie che sovrapponendosi al segno monumentale del Cretto mette in relazione corpi, luogo e memoria.
Lia“A Gibellina una volta c’era un uomo strano che ricordava a ognuno chi era. Ci fermava per strada e diceva ‘tu ti chiami così e sei nato quel giorno e in quell’anno’. Allora la persona chiedeva perché gli diceva questo. ‘Per ricordarti chi sei’, rispondeva lui.”
Michele“Non mi manca niente della mia vita da ragazzo. Sono contentissimo perché ho fatto grandi cose. Non c’è un posto dove non ho messo mano io a ricostruire Gibellina.”
Peppe“Ho perso tutto con il terremoto. Ma sono così contento della mia vita. È una cosa fantastica perché l’ho ricostruita Gibellina, con le mie mani.”
Mariella“Non ho più ricordi perché i ricordi si sono perduti tutti e sono dentro il Cretto. Avevo una bambola di pezza e pure lei è là sotto. E nemmeno voglio ricordare più niente.”
Rosalia“Dopo il terremoto non c’era più il ricco e il povero, e avevo il cuore contento. La salvezza è stata scappare. Spesso se uno scappa, si salva.”
Franca“Dalla natura viene la sopravvivenza. Quante cose ha dato la terra. Mi ha fatto studiare a Milano. Sono riconoscente alla terra e me lo ricordo ogni giorno.”
Giuseppa“I nostri ricordi sono sempre belli, anche se avevamo poco. La nostra casa era povera ed è crollata subito. Il mulo è scappato, e di lui non abbiamo avuto più notizia. Il Cretto mi emoziona sempre, lì sono nata, non qua a Gibellina Nuova.”
Ninetta“Tante volte sogno persone che non ci sono più e allora ho paura. Mia madre mi diceva sempre ‘Non farci caso, non arrabbiarti, metti pace’.”
Giovanna“Il Cretto mi piace toccarlo, ma di più mi piacerebbe vedere la mia casa.”
Hanno partecipato al progetto
Tommaso Balsamo, Antonina Bivona, Francesca Bivona, Bartolomeo Bonanno, Nicolò Bonino, Anna Bonura, Maria Giuseppa Bonura, Michele Calamia, Onofria Calamia, Carmelo Cangelosi, Antonietta Casciola, Antonino Cataldo, Caterina Cuscino, Carmelo Cuscino, Giuseppe Cuscino, Caterina Cuscino, Franca Faraci, Francesco Ferrante, Ignazia Fontana, Mariella Fontana, Rosalia Funari, Annamaria Gentile, Lia Gerardi, Giovanna Inzerillo, Luigi Ippolito, Francesca Ippolito, Carlo La Monica, Antonina Licinio, Giuseppe Lipari, Maria Lipari, Maria Antonia Lombardino, Caterina Lupo, Giuseppe Lupo, Daniele Messina, Giuseppa Pace, Pietro Parisi, Vito Passalacqua, Filippo Pirrello, Domenico Pirrello, Giuseppe Pirrello, Vito Pirrello, Giuseppe Polizzano, Giovanna Ragona, Giovanna Ragona, Leonardo Randazzo, Salvatore Sutera, Francesco Tramonte, Margherita Tramonte, Francesca Zummo, Rocco Zummo.
Il progetto continua
Nuovi ritratti e nuove testimonianze si aggiungono nel tempo a questo archivio in divenire.
Gli abitanti della vecchia Gibellina che desiderano partecipare sono invitati a contattarci.
Ringraziamenti
Grazie a Gioacchino Randazzo, Rossella Ippolito, Dorotea Ippolito, Alberto Stabile e a quanti hanno contribuito, in forme diverse, all'organizzazione delle giornate di ricerca e di realizzazione dei ritratti.
Grazie a Fabio Macaluso, Giulia Crisci, Maria Giovanna Mancini, Marzia Migliora e Nicoletta Leonardi per la vicinanza al progetto.
Grazie a Franziska Nori e a tutto il team del Frankfurter Kunstverein per aver creduto in questo lavoro e per averlo accolto all'interno della mostra The Presence of Absence, 2024.
Grazie a Fondazione Nemo per aver selezionato il progetto per il dossier di Gibellina Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026, all’Ufficio Speciale GCIAC 2026 del Comune di Gibellina per averlo reso possibile, al MAC per la disponibilità a ospitare il progetto nelle fasi di backstage e di restituzione alla Città.
Si ringrazia inoltre Bruno Corà, presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, per aver accolto e condiviso il progetto.
Crediti
A cura di Nicolò Stabile
Immagini di Giuseppe Ippolito
Testimonianze raccolte da Giovanna Giordano
Con il contributo critico e l'accompagnamento di Alessandra Galletta
Produzione Associazione Gibellina Parco Culturale